Anche nel più semplice dei mondi devi lottare. Non sei tu a scegliere il gioco, ti ci trovi in mezzo. Devi farlo. 
Il tuo gruppo ti dice “Se stai con noi, se stai alle nostre regole allora sopravvivi.” e tu per paura, per comodità, per vigliaccheria stai in mezzo al gruppo. Fai quello che fanno gli altri, ma il nostro non è il più semplice dei mondi.


Qualcuno ha scoperto che per i gruppi dominanti le cose funzionano meglio se gli schiavi non sanno di esserlo. Bisogna che tu sia convinto di averla scelta, quella catena che porti al collo. Allora sarà più leggera e anche tu ti sentirai meglio. 
Se nessuno si agita troppo, tutto può procedere e non c’è miglior tranquillante sociale che la paura.
Paura di stare soli, paura di avere fame, paura di non essere all’altezza, paura di morire. Le pistole non servono a niente, non sarà il numero di gente che mandi all’altro mondo che ti farà vivere di più. Non restare imprigionato nel tuo bozzolo di paura, la vita è breve tanto vale viverla tutta, senza vigliaccheria. Ricordati che comprare una vittoria è già una sconfitta.


Per paura di vivere un giorno solo non ne vivete neanche uno. La vita è breve, cominciate subito a volare.

The Road to Success

The Road to Success

Dillo con gli occhi…

Dillo con gli occhi…

Credo nelle persone, non credo nella gente. 
Credo nella serietà, ma fino ad un certo punto. 
Credo nell’ironia, da quel punto in poi. 
Credo nella libera scelta, credo nell’autonomia. 
Credo che seguire sia scegliere di non scegliere. 
Credo nella diversità, che ci completa anche se fa paura. 
Credo che la paura non si combatta con il coraggio, ma con la curiosità. 
Credo nelle opinioni, non credo nei giudizi. 
Credo nell’equilibrio, non credo nella stabilità. 
Credo nel passato, ma credo anche nell’innovazione. 
Credo nella libertà, ma credo anche nelle regole. 

Credo in tutto questo, ma credo anche che cambierò idea.

Una combo mortale, che neanche Killer Instict.

Rebloggato da VISIONI
L’equazione di Dirac è la prova scientifica che le persone (ci) cambiano.

L’equazione di Dirac è la prova scientifica che le persone (ci) cambiano.

Nel ventre di una donna incinta si trovavano due bebè. Uno di loro chiese all’altro: - Tu credi nella vita dopo il parto? - Certo. Qualcosa deve esserci dopo il parto. Forse siamo qui per prepararci per quello saremo più tardi. - Sciocchezze! Non c’è una vita dopo il parto. Come sarebbe quella vita? - Non lo so, ma sicuramente… ci sarà più luce che qua. Magari cammineremo con le nostre gambe e ci ciberemo dalla bocca. -Ma è assurdo! Camminare è impossibile. E mangiare dalla bocca? Ridicolo! Il cordone ombelicale è la via d’alimentazione … Ti dico una cosa: la vita dopo il parto è da escludere. Il cordone ombelicale è troppo corto. - Invece io credo che debba esserci qualcosa. E forse sarà diverso da quello cui siamo abituati ad avere qui. - Però nessuno è tornato dall’aldilà, dopo il parto. Il parto è la fine della vita. E in fin dei conti, la vita non è altro che un’angosciante esistenza nel buio che ci porta al nulla. - Beh, io non so esattamente come sarà dopo il parto, ma sicuramente vedremmo la mamma e lei si prenderà cura di noi. - Mamma? Tu credi nella mamma? E dove credi che sia lei ora? - Dove? Tutta in torno a noi! E’ in lei e grazie a lei che viviamo. Senza di lei tutto questo mondo non esisterebbe. - Eppure io non ci credo! Non ho mai visto la mamma, per cui, è logico che non esista. - Ok, ma a volte, quando siamo in silenzio, si riesce a sentirla o percepire come accarezza il nostro mondo. Sai? … Io penso che ci sia una vita reale che ci aspetta e che ora soltanto stiamo preparandoci per essa … - Sarà ma io mi fido poco o nulla di quello che non vedo…

Nel ventre di una donna incinta si trovavano due bebè. Uno di loro chiese all’altro: - Tu credi nella vita dopo il parto? - Certo. Qualcosa deve esserci dopo il parto. Forse siamo qui per prepararci per quello saremo più tardi. - Sciocchezze! Non c’è una vita dopo il parto. Come sarebbe quella vita? - Non lo so, ma sicuramente… ci sarà più luce che qua. Magari cammineremo con le nostre gambe e ci ciberemo dalla bocca. -Ma è assurdo! Camminare è impossibile. E mangiare dalla bocca? Ridicolo! Il cordone ombelicale è la via d’alimentazione … Ti dico una cosa: la vita dopo il parto è da escludere. Il cordone ombelicale è troppo corto. - Invece io credo che debba esserci qualcosa. E forse sarà diverso da quello cui siamo abituati ad avere qui. - Però nessuno è tornato dall’aldilà, dopo il parto. Il parto è la fine della vita. E in fin dei conti, la vita non è altro che un’angosciante esistenza nel buio che ci porta al nulla. - Beh, io non so esattamente come sarà dopo il parto, ma sicuramente vedremmo la mamma e lei si prenderà cura di noi. - Mamma? Tu credi nella mamma? E dove credi che sia lei ora? - Dove? Tutta in torno a noi! E’ in lei e grazie a lei che viviamo. Senza di lei tutto questo mondo non esisterebbe. - Eppure io non ci credo! Non ho mai visto la mamma, per cui, è logico che non esista. - Ok, ma a volte, quando siamo in silenzio, si riesce a sentirla o percepire come accarezza il nostro mondo. Sai? … Io penso che ci sia una vita reale che ci aspetta e che ora soltanto stiamo preparandoci per essa … - Sarà ma io mi fido poco o nulla di quello che non vedo…

Cinema e realtà

Rebloggato da VISIONI
La notte è calma e silenziosa solo perché i pensieri non fanno rumore.

La notte è calma e silenziosa solo perché i pensieri non fanno rumore.

Alzheimer

Il morbo di Alzheimer non è solo perdita della memoria, come l’amore non è solo una reazione chimica. 

Il morbo di Alzheimer è il mondo che ti si rivolta contro. 

Perdendo i ricordi, il passato, che ti ha reso quello che sei, viene cancellato, fino a trasformarti in un guscio vuoto, riempito di dolore per la perdita di qualcosa che nemmeno sai più cosa sia. 

Le persone a te care, gli affetti, che sono la forza più grande che ti spinge a vivere, diventano estranei che ti circondano minacciosi. Rimani solo al mondo. 

I luoghi più familiari: il paese, il quartiere, il vicinato, il negozio all’angolo, il tuo giardino e alla fine anche la tua casa, divengono luoghi sconosciuti ed alieni, da cui vorresti scappare ma non sai dove perché non sai più quale sia il tuo posto. Diventi un estraneo in casa tua. 

I pensieri pian piano ti abbandonano, ti sfuggono. Non ricordi le parole che hai appena pronunciato, le frasi e i concetti si accorciano sempre di più, fino a smarrire il significato. Perdi la capacità di pensare e la coscienza di te.


A questo punto, cosa resta? La sofferenza di chi ti circonda e la speranza che questa lenta tortura finisca. 
E quando finisce, ti chiedi quand’è che tua nonna se n’è andata. Se il giorno in cui ha smesso di soffrire, o quello in cui ha iniziato a darti del lei.